Chi sono

Non è vero che sono cresciuto a pane e politica. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza simili a quelle di tantissimi altri ragazzi . La scuola, il calcio, la motocicletta, gli amici, le ragazze, il paese, i viaggi. E’ vero. Di tanto in tanto seguivo mio padre nei suoi impegni politici e di partito.

Che il mio futuro potesse essere la politica l’ho pensato solo quando lui è scomparso, quando è venuto meno un punto di riferimento per le aspirazioni di tanti pugliesi, quando si è trattato di non disperdere un immenso patrimonio di esperienza amministrativa e di relazioni umane e politiche.

Sono diventato consigliere regionale nell’estate del 1990. Il Muro di Berlino era appena caduto e cominciavano i primi sbarchi d’immigrati dalla grande catastrofe dell’Est. Il mondo non era più diviso in blocchi. Consigliere, poi assessore, poi ancora vicepresidente.

Apprendistato all’amministrazione e una laurea in legge per acquisire un patrimonio di conoscenze anche tecnico-giuridiche. Includerei anche la prima esperienza da parlamentare europeo: un’esperienza complementare a quella regionale.

Sono diventato Presidente della Regione a trent’anni. Più che un record, un’opportunità. Quella di avere la forza per affrontare e portare a termine una delle più difficili operazioni di risanamento amministrativo mai tentate nel nostro Paese.

Poi la sconfitta alle elezioni regionali del 2005, per appena 14mila voti. Una grande delusione, soprattutto per non aver avuto la possibilità di portare a compimento il difficile lavoro fatto alla guida della Regione; una triste consapevolezza, quella di aver consegnato la Puglia nelle mani di un centrosinistra che si è dimostrato incapace di governare e capace solo di tentare di imporre la propria visione ideologica e retrograda su tutti i temi dello sviluppo, cosa che ora è sotto gli occhi di tutti.

La sconfitta, però, è anche una grande lezione di vita, serve per rimettersi in discussione, per capire se, come e perché si sono commessi gli errori. E per accettare con forza e con responsabilità le nuove sfide che la vita ci propone. Ecco perché, credendo sempre fortemente nel progetto politico di Forza Italia e di Silvio Berlusconi, ho accettato poco dopo la sconfitta alle regionali di diventare coordinatore regionale di Forza Italia in Puglia. Un lavoro che all’inizio è stato davvero una sfida: siamo partiti in pochi a luglio del 2005, e siamo arrivati in tanti ad aprile del 2006, quando alle politiche Forza Italia e la Casa delle Libertà sono tornate ad essere maggioranza in Puglia, grazie alla riorganizzazione capillare del partito e alla grande forza di volontà e al grande impegno di tutti coloro che hanno creduto nella possibilità di costruire il nostro partito sul nostro territorio.

Poi l’esperienza di Montecitorio.  E, appena divenuto parlamentare, sono stato chiamato alla responsabilità del Ministero per i Rapporti con le Regioni. Un’altra esperienza straordinaria: essere il punto di connessione tra Regioni, autonomie locali e Stato centrale. Vivere quotidianamente le ragioni delle une e dell’altro in un intreccio politico, economico e legislativo certamente non semplice. E lì, con il Presidente Berlusconi, ho avviato una rivoluzione copernicana per il nostro Sud nel rapporto con l’Europa e nell’uso dei fondi europei. Non più soldi a pioggia in base a piccole logiche clientelari, ma concentrazione dei fondi su grandi obiettivi davvero strategici per il nostro Mezzogiorno: ferrovie veloci, grandi infrastrutture stradali, università e ricerca. Un percorso purtroppo non compreso e non seguito dal Governo Letta e dal Governo Renzi, che sembrano tornati alle vecchie e cattive abitudini, inutili allo sviluppo del Sud.

Un anno fa, guidando le liste in Puglia e ottenendo il risultato migliore in tutta Italia per il nostro partito, sono tornato alla Camera. E sono rimasto al fianco di Silvio Berlusconi nelle ore più delicate, perché credevo e credo nella lealtà, nella coerenza, e soprattutto nella prospettiva di un centrodestra competitivo, vincente e alternativo alla sinistra.

Proprio a Montecitorio ho maturato la consapevolezza che la partita della Puglia e del Mezzogiorno non si gioca su un tavolo nazionale, ma nell’ambito di un’Europa rimasta per troppo tempo ferma in contemplazione delle sue regole e dell’austerità che esse producono.

Occorre andare oltre questa Europa dei vincoli, dei burocrati, dell’austerità e del declino. Oltre la sinistra delle tasse sulla casa e sul risparmio. Oltre l’insicurezza delle nostre città. Per costruire il centrodestra del futuro.

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